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martedì 18 agosto 2026

Recensione del libro "Memorie di una Geisha" di Arthur Golden

Un libro incredibile, una immersione in un mondo totalmente diverso dal nostro, narrato magistralmente dal punto di vista della protagonista Sayuri, una bambina di 9 anni che si trova catapultata nel quartiere delle Geishe della Kyoto della prima metà del novecento. Un romanzo di fantasia, ma basato su solide fonti documentali, che ci fa vivere in pieno l'atmosfera del quartiere Gion dove le giovani ragazze vengono formate per diventare Geishe, ovvero artiste / danzatrici / intrattenitrici degli uomini più potenti e ricchi del Giappone. Sarà difficile dimenticare le figure di Mameha, Hatsumomo, Zucca, Nobu, il Dottor Granchio, il Presidente, la Madre, l'okiya e le numerose sale da tè in cui si svolgono le vicende narrate. Nella narrazione non vi è traccia di un giudizio morale sui protagonisti, tuttavia è inevitabile porsi delle domande al termine della lettura del romanzo: la vita di una Geisha appare più una costrizione che una scelta e l'intero ambiente in cui si muove sembra governato dal denaro e fondato su un rapporto di sottomissione della donna nei confronti dei maschi. Inoltre ci si potrebbe domandare come possano gli uomini che frequentano questi ambienti far convivere tranquillamente il ruolo di marito / padre nella vita reale con quello di "cliente" delle sale da tè e degli intrattenimenti delle Geishe. Ma forse la mia è solo una visione distorta, pesantemente condizionata dalla cultura occidentale nella quale vivo, per cui sospendo ogni giudizio e mi godo il romanzo e i suoi affascinanti protagonisti. 

martedì 9 giugno 2026

Recensione del libro "Anima" di Wajdi Mouawad

Ogni volta che ripenso al titolo del libro ho sempre il dubbio che sia animali e non anima. Perché la caratteristica che salta fuori sin dall'inizio è che la vicenda è narrata interamente, o quasi, da degli animali. Piccola premessa: in questa recensione troverete qualche anticipazione sulla trama, a mio parere poco significativa, ma se avete intenzione di leggere il libro e volete godervelo senza spoiler non andate oltre. All'ultimo poi ci sarà una vera e propria anticipazione del finale, preceduta da un avviso esplicito di spoiler alert.

La narrazione fatta dal punto di vista degli animali è una bella trovata perché alleggerisce il racconto, lo arricchisce di particolari curiosi e rende più intrigante la trama.
Quello che inizialmente può sembrare un giallo diventa rapidamente qualcos'altro: l'assassino viene scoperto velocemente e il racconto si trasforma in un viaggio sia fisico che mentale che il protagonista si ritrova ad affrontare, un on the road in un'America a tratti allucinante dove il protagonista scava nel suo passato alla ricerca di una scomoda, anzi terribile verità.
Spoiler alert: da qui in avanti parlerò più esplicitamente di alcuni aspetti cruciali della trama. 
Fa impressione pensare che sono passati 44 anni dalla strage di Sabra e Shatila e ancora quei territori sono martoriati dalla guerra e dalla violenza. Il protagonista, da bambino miracolosamente sopravvissuto alla strage, riesce infine a ricostruire quello che è realmente accaduto in quei giorni rivelando l'agghiacciante verità sul ruolo avuto da quello che lui ha sempre chiamato papà. 
Ecco, il libro mi è piaciuto, anche le scene di estrema violenza in esso contenute non sono forzate o esagerate; bello il viaggio attraverso paesi e paesaggi di un'America poco conosciuta, intrigante la presenza degli indigeni americani coi loro consigli e la loro saggezza antica, gradevole la narrazione del punto di vista degli animali, però... C'è un però. È solo una mia impressione personale, ma per tutto il libro non sono riuscito ad afferrare la vera anima del protagonista: un uomo disperato, a cui hanno brutalmente ucciso la moglie e il figlio che aveva in grembo, insegue l'assassino ma non per vendicarsi. Un uomo che da bambino ha subito un trauma terribile, che finalmente scopre la verità su quello che è accaduto invece di cercare una qualche riconciliazione con se stesso, con il suo passato e con la sua vita presente, cosa fa? Si vendica del padre, e pianifica la vendetta per filo e per segno curandone i particolari per fargli rivivere le sofferenze che all'epoca il padre aveva inflitto a lui e alla sua famiglia di origine. Una scena in pieno stile antico-testamentario "occhio per occhio, dente per dente" dove la vendetta e la totale assenza di perdono non fanno che perpetrare una violenza senza fine. Il fedele specchio, d'altronde, di quella che è la situazione in medioriente ormai da ottant'anni a questa parte. 
La mia domanda finale è dunque: a che pro uccidere il padre? A che serve la vendetta? Lenisce in qualche modo il dolore o ti lascia ancora di più nella cupa disperazione? 

martedì 26 maggio 2026

Recensione del libro "Intermezzo" di Sally Rooney

Questo libro mi è piaciuto a metà. In effetti in queste pagine convivono due storie che, pur avendo dei punti di contatto, si sviluppano per buona parte indipendenti l'una dall'altra. Sono le storie dei due fratelli Ivan e Peter che si trovano a dover fronteggiare il lutto per la morte del padre, a cui reagiscono in modi diversi. Si direbbe che il più grande dei due, apparentemente il più maturo e realizzato, subisca come una regressione che lo porta a vivere dei momenti molto difficili se non addirittura drammatici. Il fratello minore invece esce finalmente dal suo guscio e sembra porre le basi per una vita piena e soddisfacente, anche grazie a una inaspettata storia d'amore con una donna più grande di lui. Inutile dire che il mio animo romantico ha apprezzato maggiormente quest'ultima storia, più positiva e ricca di belle sensazioni, piuttosto che quella del fratello maggiore, cupa e tormentata, nella quale a volte l'autrice si è soffermata troppo su elucubrazioni mentali eccessive e talvolta poco verosimili.

Cerco sempre di valutare un libro tramite le sensazioni che mi restano una volta terminata la lettura: in questo caso mi porterò dietro il ricordo della storia d'amore di Ivan, il fratello più piccolo, con l'affascinante Margaret, una donna divorziata di quattordici anni più grande. Con lei Ivan si aprirà completamente dimostrando più maturità di quella che la sua giovane età potrebbe suggerire

domenica 12 aprile 2026

Recensione del libro "Trilogia della città di K." di Agota Kristof

Questo libro è una storia nella storia, una realtà che si fa finzione, un intreccio di verità e fantasia che si fa fatica a districare. Il racconto, narrato in uno stile asciutto e impersonale, costituito da frasi secche e brevi, è appassionante perché ricco di episodi curiosi, macabri, grotteschi che non lasciano il tempo al lettore di annoiarsi. È dunque una lettura tutto sommato piacevole, tuttavia personalmente fatico a cogliere il senso complessivo della storia, il messaggio che vorrebbe lanciare. Ma questa è solamente una mia personale sensazione perché sono convinto che ogni libro, e più in generale ogni opera d'arte, parli a ciascuno con tempi e modi diversi; ci sarà dunque sicuramente qualcuno che avrà tratto ottimo spunti di riflessione anche da questo romanzo.

I miei figli ogni tanto se ne escono con: a cosa serve nella vita studiare latino (sapere fare le divisioni, conoscere i promessi sposi, fare l'analisi grammaticale eccetera eccetera)? Aggiungo io: a cosa serve nella vita aver letto Trilogia della città di K.? La mia risposta, quella che do anche ai miei figli, è molto banale, talmente banale che non la scrivo nemmeno qui e la lascio immaginare a voi lettori di questa recensione (chi mai saranno poi questi lettori è arduo immaginare, se per caso sei uno di questi se vuoi lascia un mi piace). 

giovedì 26 marzo 2026

Recensione del libro "Resto qui" di Marco Balzano

Il romanzo è interessate da due punti di vista: innanzitutto per le vicende storiche all'interno delle quali si sviluppa la trama del racconto. Si narra infatti della situazione molto particolare che si è venuta a creare in quell'angolo di Italia, di cultura prevalentemente austriaca, quando il fascismo prima e il nazismo poi hanno stravolto la vita delle pacifiche comunità contadine che abitavano quelle vallate. Aggiungiamo a questo l'irruzione sulla scena della seconda guerra mondiale e la sciagurata decisione del governo italiano di costruire una diga là dove sorgono i paesi di Curon e Resia e avremo la tempesta perfetta!

È in questo scenario che si innestano le vicende umane, inventate ma realistiche, dei protagonisti del romanzo, che costituiscono il secondo motivo di interesse. In uno stile asciutto e chiaro l'autore descrive le peripezie di una donna e un uomo che, nonostante tutto, decidono di restare in paese e di affrontare con coraggio un periodo storico così complicato. 

sabato 21 marzo 2026

Recensione del libro "L'amore bugiardo" (Gone girl) di Gillian Flynn

Romanzo di piacevole lettura grazie a una trama avvincente e a diversi colpi di scena che cambiano completamente la prospettiva da cui il lettore guarda all'intera vicenda.

La narrazione stessa rimbalza continuamente dal punto di vista di lui a quello di lei in modo tale che la cronologia dei fatti venga ricostruita un passo alla volta e solo verso la fine di riesca a mettere insieme tutti i pezzi del puzzle.

In sostanza un buon thriller leggero e poco impegnativo... Sempre che anche voi o il vostro partner non siate uno/a psicopatico/a assassino/a! 

martedì 24 febbraio 2026

Recensione del libro "La strada" di Cormac McCarthy

Opera cupa e angosciante permeata di colori scuri, freddo, pioggia, tristezza, ferocia, disumanità, tragedia, morte.

Questo è La Strada, un romanzo on the road dove apparentemente non c'è spazio per la pietà, non c'è amore in questo mondo di cenere e di violenza. Però, nonostante tutto sembri perduto, c'è lui: il bambino. È lui il motore di tutta la vicenda, è solo ed esclusivamente per lui che il padre si trascina in questo viaggio allucinante senza speranza; è lui l'unico che prova ancora sentimenti umani come la pietà, l'altruismo, l'interesse per la sorte degli altri. È lui il predestinato, colui che forse, alla fine, porterà luce e speranza in questo mondo devastato.

Questo è un libro sull'amore. L'amore di una madre che mette al mondo un figlio quando tutte le circostanze sembrano avverse; l'amore infinito di un padre che è pronto a tutto per il suo bambino: perfino a ucciderlo, se le circostanze lo richiedessero, per salvarlo dalla fine crudele che avrebbe dovuto sopportare se fosse caduto nelle mani dei cattivi. L'amore di un bambino, nonostante tutto, per l'umanità e per la vita.

martedì 10 febbraio 2026

Recensione del libro "Atti Umani" di Han Kang

Romanzo tosto ricco di sofferenza, dove la morte aleggia per tutta la durata della storia. Nonostante il fatto che le vicende narrate si svolgano in un periodo buio e terribile per la Corea del Sud, l'autrice non si concede giudizi personali sui protagonisti di quel periodo storico, ma lascia che siano i fatti a parlare. Fatti raccontati dal punto di vista dei diversi protagonisti, con frequenti cambi di scena, flashback e salti spazio-temporali. C'è tuttavia un leitmotiv che permea tutto il romanzo: sono quegli "atti umani" che, nell'inferno della tragedia vissuta dai protagonisti, fanno tornare la fiducia nell'umanità. I piccoli e grandi atti di eroismo: occuparsi dei cadaveri, aiutarne il riconoscimento, cercare il contatto umano quando tutto sembra perduto, ribellarsi alle autorità rischiando la vita, in una parola restare "umani".

giovedì 3 settembre 2020

La Gente

Riflessione del giorno. Non mi è mai piaciuta la parola "gente", mi è sempre apparsa generica, generalista, qualunquista, spesso usata a sproposito e anche volgare.

Oggi però ascoltando questo intervento del mitico Alessandro Barbero, storico accademico e divulgatore affascinate e simpatico, dal titolo intrigante "San Francesco: lo Steve Jobs del Medioevo", mi sono accorto che il professore fa largo uso della parolina incriminata. E non lo fa per sminuirne il ruolo, ma sempre per darle importanza. Sembra voler continuamente sottolineare che la storia non la fanno i grandi uomini, i re, i papi, gli imperatori: la storia la fa il popolo, la gente! I grandi personaggi storici sono tali solo perché hanno saputo seguire, o anticipare, i bisogni e le aspettative della gente. 
"Perché è la gente che fa la storia" ribadisce De Gregori nella sua bellissima e struggente "La storia siamo noi", forse prendendo spunto da quel monumentale capolavoro di Lev Tolstoj che è "Guerra e Pace". Il buon Lev infatti scrisse quel libro proprio per sviscerare e dimostrare il concetto secondo cui la storia non è fatta dai grandi uomini famosi, nella fattispecie fa riferimento a Napoleone, mitico condottiero e personaggio storico per antonomasia, ma dalla gente semplice, dai soldati degli eserciti, dai contadini, dal popolo.
In conclusione, a seguito di cotali riflessioni, d'ora in avanti guarderò con più simpatia alla parola 'gente'. Viva la GENTE! 

martedì 19 marzo 2019

Cani di tutto il mondo, venite a Pegli!

Padroni di cani di tutto il mondo, siete i benvenuti a Pegli!
Qui i vostri amici a quattro zampe saranno liberi di fare ciò che vogliono: potrete portarli al parco e lasciarli liberamente scorrazzare, anche in mezzo ai bambini, a tutte le ore in villa Doria troveranno dei compagni di giochi. Non state a preoccuparvi di quel piccolo cartello che impone di tenere i cani al guinzaglio, fidatevi, non verrà mai nessuno a controllare!
Potrete tranquillamente far fare i bisogni ai vostri amici sui marciapiedi della ridente cittadina: i pegliesi saranno felici di fare lo slalom tra pipì e cacche, se non ci credete venite a farvi un giro, nessuno vi dirà niente e, vi assicuro, potete stare assolutamente tranquilli, nessuno vi farà mai la multa!
Se poi il vostro fifì farà la pipì sulla serranda di un box o sul lucchetto di uno scooter non fateci caso, il pegliese di buon grado si sporcherà le mani della pipì - santa - del vostro caro animaletto. Davvero, non preoccupatevi, qui i cani sono benvoluti da tutti, possono entrare nei negozi, nei supermercati, in spiaggia, perfino in chiesa, senza problemi.
Forza, cosa state aspettando, cani di tutto il mondo, correte a Pegli!

venerdì 20 maggio 2016

Sono qui (test)


Posizione 44.4259153 8.8243888
Mappa http://ift.tt/27GqucJ Ora May 20, 2016 at 08:49AM

lunedì 4 maggio 2015

Matrimonio in famiglia

questa è l'intenzione che ho letto al matrimonio di mio fratello:
"Nel romanzo che sto leggendo la protagonista conclude così una sua riflessione: "Margaret spera di essere in avvenire, meno e non più prudente di quanto sia stata in passato"
Ho pensato allora ai grandi personaggi della storia: da San Francesco a Giovanna d'Arco, da Gandhi a Mandela, da Martin Luther King a Sankara; nessuno di loro è stato molto prudente nella propria vita! A pensarci bene il più imprudente di tutti è stato proprio Gesù.
Tutti sono stati guidati dall'amore, che è il motore del mondo. Amore è affidarsi a Dio e fidarsi degli uomini, Amore è mettersi in gioco, Amore è essere un po' meno prudenti.
Perciò voglio fare a Gabry e Alex e a tutti noi l'augurio che Margaret rivolge a se stessa: spero che sarete, in avvenire, meno e non più prudenti di quanto siete stati in passato."

giovedì 1 gennaio 2015

And no religion too (buon 2015!)

In questo inizio di anno nuovo permettetemi di sognare un po'.


Sogno un 2015 con 

- religione + amore
- cani + bambini
- petrolio + sole
- TV + arte
- social + letteratura
- fretta + tempo libero
- ignoranza + istruzione



Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people living for today

Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people living life in peace

You, you may say
I'm a dreamer, but I'm not the only one
I hope some day you'll join us
And the world will be as one

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people sharing all the world

You, you may say
I'm a dreamer, but I'm not the only one
I hope some day you'll join us
And the world will live as one


giovedì 3 aprile 2014

Aforismi

Papà è finito il miele, bisogna dire alle api di farne dell'altro.

martedì 4 marzo 2014

Aforismi (3)

- oggi che giorno è?
- sabato
- e domani?
- domani è domenica, è festa!
- di chi è la festa?
- mmh, è la festa di Gesù
- allora domani Gesù è chiuso!

Aforismi (2)

In macchina, fuori c'è la neve.
"Io posso uscire perché ho le scarpe da neve, voi no perché avete le scarpe da marciapiede "

martedì 28 gennaio 2014

Ciucci, sigarette e Candy Crush Saga

I bambini sono maestri di vita. Bisogna solo saperli ascoltare come ha fatto questo papà, che a furia di raccogliere frasi del figlio, ci ha pure scritto un libro:



I bambini infatti non hanno filtri, sono puri, genuini, non contaminati, sono esseri umani allo stato puro, almeno finchè non entrano nei meccanismi della nostra società. Forse lo scopo ultimo dell'uomo, il suo obiettivo finale, è proprio quello di tornare bambino. Il famoso nirvana, la salvezza, la liberazione, altro non è che il ritorno alle origini, a quell'essere incontaminato che è il bambino. (scusate la digressione filosofica)

Ebbene Sara mi ha stupito e meravigliato per la sua determinazione: aveva deciso che avrebbe regalato il ciuccio a Caterina, la cuginetta appena nata, e l'ha fatto senza esitazione. Ciuccio che da quando è nata l'ha accompagnata tutte le sere nel prendere sonno, ciuccio che è sempre arrivato in soccorso quando era stanca o nei momenti di sconforto.
Di punto in bianco, su sua decisione, da venerdi scorso il ciuccio non c'è più. La prima sera è stata difficile, ha pianto per almeno mezz'ora recitando una sorta di orazione funebre, un lamento - "ciuccio, ciuccio" - senza rabbia ma con disperazione, come quando si piange una persona cara.
Poi nei giorni seguenti basta, a parte qualche raro e fugace momento di rimpianto.

E' stata per me una grande lezione: io non sono fumatore, ma penso che la sua decisione di abbandonare il ciuccio sia paragonabile a quella di un fumatore incallito che di punto in bianco decide di smettere.
Perciò ho deciso che farò anch'io una piccola, insignificante rinuncia: non giocherò più a quel maledetto candy crush saga, che diventa una perdita di tempo e ti impedisce di godere di altri piaceri quali la lettura di un buon libro.

E voi, a cosa rinunciate?

Un caro saluto


Aforismi (1)

Voglio inaugurare una nuova rubrica chiamata "aforismi" di Sara.
Spesso i bambini ci stupiscono con perle di saggezza incredibili o battute esilaranti, sarebbe bello raccoglierle e meditarle.

Papà "Ti sei messa il profumo?"
Sara "Si il profumo della mamma!"
P "Anche la barbie si è messa il profumo?"
S "Ma nooo papà! i finti non mettono il profumo!"

mercoledì 18 settembre 2013

Addio al Celibato Martino

Cronaca fotografica di un'eroica giornata.

[update: in rosse le integrazioni di Diego]


La cabina di Bolla si presta per un discreto e inosservato cambio d'abito








In tenuta da lavoro (?!?) ci rechiamo senza indugio in via Sestri a raccattare qualche spiccio




Ecco i video della performance!






Con poco successo vista la scarsa affluenza... Si parte per Lencisa dove il Martino si concede un ottimo Biancoamaro (il secondo dopo quello offerto dal simpatico barista di via Sestri)



Pisciatina durante l'ascesa




Finalmente scopriamo il mezzo che consentirà il ritorno a Pegli (comprato su ebay senza indugio da Diego per 35 €: "Regalato" secondo il venditore)

Prima il video (storto)




Poi le immagini






Dopo aver preso confidenza col mezzo, approntiamo qualche modifica all'abbigliamento per affrontare in tutta sicurezza la pericolosa discesa: gomma piuma in ogni dove



tovaglia cinese a fiori per contrastare il freddo e mano posizionata lì dove deve stare



caschetto e scotch per riparare la preziosa testa del futuro sposo



[ intermezzo ]



ed ecco Martino pronto a partire





Ecco i video della discesa (con gustosi commenti degli "amici")





giunto in piazza rapisardi, dopo aver trangugiato un'ottima birra in lattina della peggior qualità (mentre noi degustavamo un'eccellente birra scura acquistata da Bottegà), si concede un giro tra i bambini festanti




che lo acclamano idolo incontrastato



ed eccoci da bolla per l'immancabile "ombre rosse" (lo so, è sbagliato ma non mi ricordo il nome ed è qualcosa che a a che fare col rosso) accompagnato da un cubano gentilmente offerto dal bar della stazione




"Che" GueDiego




cubano e rum fanno effetto...



Si parte infine per la mitica "Raffaella" in Varenna!




I segni della "Padania" restano indelebili




Dopo cena non c'è niente di meglio che una visita alla stazione di Granara








[notare la scritta sull'albero, non notata al momento a causa del buio. Chiediamo scusa se dovesse urtare la sensibilità di qualche lettore]




Vedendo la faccia del festeggiato possiamo dire: "Missione Compiuta"!!!



Terminiamo con uno scorcio panoramico sulla sempre incantevole val Varenna


venerdì 10 maggio 2013

Perchè i miracoli esistono

Rinascere a dodici anni:
Cronaca con video (di Matteo Osanna) di una sera a Ngong, per dare addio alla vita di strada.



Un gruppo di oltre venti ragazzini, vestiti di stracci, puzzolenti, alcuni già intontiti dai fumi della colla, altri invece con l’alito che odora di benzina, come lo scarico di un motore ingolfato. Un gruppo di bambini lanciati verso l’autodistruzione. Ne ho conosciuti tanti cosi, e nessuno è arrivato ai trent’anni. Questi li ho incontrati una sera del mese scorso, a Ngong, la cittadina ai piedi delle omonime famose colline dove Karen Blixen ha vissuto e ambientato il suo romanzo “out of Africa”, alla periferia di Nairobi. Piovigginava e la notte si annunciava fredda, ma di notti in strada quei bambini ne avevano già passate tante.
Quella sera era diversa perché c’era con loro un adulto, buon pastore. Jack, educatore di Koinonia, dopo averli inseguiti e fattiseli amici per mesi, li aveva radunati con una proposta: lasciate la vita di strada, venite con me e John, l’altro educatore, a Ndugu Ndogo. Vi daremo da mangiare ogni giorno, vi manderemo a scuola, potrete ripartire con una vita dignitosa, insieme, continuando ad aiutarvi come avete fatto per sopravvivere in strada. Noi vi accompagneremo, ma sarete voi a camminare.
In sè, la proposta non era poi cosi attraente. Quei bambini amano la libertà della vita di strada, la mancanza di disciplina, la possibilità di decidere ogni giorno cosa fare. Poi magari ogni tanto dopo aver racimolato qualche soldo, si concedono il lusso di ordinare un piatto di githeri (patate, chicchi di mais e fagioli bolliti insieme e insaporiti con erbe aromatiche) ad una delle donne che cucinano all’aperto, e si sdraino su un rato, al sole, immaginando che ci sia vicina la mamma che dice parole buone.
Ecco, questo è il punto, la cosa che manca di più, anche se nessuno lo vuol ammettere: Un adulto che ti vuol bene, che si interessa di te, che ti protegge e ti guida. Che quando c’è una difficoltà se ne fa carico, che ti aiuta a crescere. Ma la cosa davvero importante è che ti voglia bene.
Mister Kariuki è il proprietario del ristorante in cui Jack ha organizzato questo “addio alla strada”. E’ uno stanzone con pareti e tetto fatti di lamiera ondulata, tenuti insieme da una intelaiatura di legno, arredata con panche, e con braciere di carbonella in un angolo. Kariuki, che mi fa pensare ad un pugile a fine carriera e poi mi conferma di esserlo, lo ha messo a disposizione per una cifra modestissima, poi, mentre Jack parla ai ragazzi, è andato nel “negozio” vicino a comperare quattro forme di pane e cinque litri di latte per questi ragazzi affamati. Gli saranno costati quanto i profitti di tre giorni, ma rifiuta i miei ringraziamenti con un gesto della mano bofonchiando “sono figli nostri”.
La notte passa in fretta, con canti, danze, storie della vita di strada. Il mattino i bambini improvvisano una partita di pallone, fanno un bagno veloce in un fosso che le piogge della notte hanno trasformato in torrente. “Per presentarci puliti a Ndugu Mdogo”, mi dice serio Paul, 12 anni, il capobanda che la sera prima era ubriaco o era intontito dalla benzina, o entrambe le cose, mentre si immerge nell’acqua fangosa, e poi via verso la nuova casa. Solo tredici hanno avuto il coraggio di fare il salto. Gli altri preferiscono l’opzione offerta da Jack di aspettare qualche settimana, purché poi prendano un decisione definitiva. “Devono lasciare la strada convinti di fare una scelta importante e irreversibile – sottolinea Jack – perché se fallissero e tornassero indietro, diventerebbe psicologicamente impossibile per loro incominciare un altro percorso di recupero.”
Nelle quattro settimane successive li ho visti crescere giorno dopo giorno. Quando li saluto prima di partire per Verona , sono sono normalissimi ragazzini felici. Ancora una volta tre pasti al giorno e l’attenzione, l’ascolto, l’affetto, che Jack e John sono sempre pronti ad offrire stanno compiendo il miracolo della rinascita di tredici bambini.

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